Tanto per chiarire / Just to make it clear


Tanto per chiarire / Just to make it clear

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domenica 7 marzo 2010

Quando le sirene della gloria incantano anche gli uomini liberi.

Sto leggendo l'ultimo libro di Roberto Saviano.

Ho appena letto l'articolo sul film 300, tratto dal fantastico fumetto (graphic novel) di Frank Miller sulla battaglia delle Termopili, dove Leonida ed i suoi 300 Spartani fermarono l'oceanico esercito persiano di Serse.

Sono rimasto colpito da come l'epica spartana abbia colpito anche un libero pensatore come Saviano, che -seppur riconoscendo quanto ingiusta sia la storiografia tradizionale nei confronti della civilissima Persia dell'epoca- si lascia affascinare dall'etica della gloria epica, del coraggio e del sangue e rilancia la bugia che gli Spartani fossero uomini liberi, quando le loro rigidissime leggi e tradizioni li rendevano invece tutti militarmente inquadrati sin dall'infanzia.

Avevo già notato un certo grado di comprensione ed ammirazione per alcuni dei boss della camorra che lui ha messo allo scoperto in "Gomorra". Ammirazione e comprensione che gli permettono di capire e poter spiegare ad esempio la scena del boss Sandokan, che all'arresto si presenta in giacca di cuoio, codino da pirata e sguardo fiero alle telecamere, anziché pateticamente nascosto sotto un giaccone come spesso si vede. Atteggiamento -spiega Saviano- direttamente indirizzato ai suoi uomini ed alla gente della zona che controlla, per far loro vedere chi era e restava il capo.

Leggendo Gomorra, ho molto ammirato la sua capacità di giornalista di razza, di raccontare eventi, meccanismi e personaggi senza davvero giudicare né mettersi sul pulpito del giusto, ma lasciando al lettore la libertà di reagire a modo suo.

Stavolta, invece, sono rimasto sorpreso dall'infantile entusiasmo che esprime -sebbene con la consueta freddezza- nei confronti degli 'uomini liberi' agli ordini (si nota l'inconsistenza?) di Leonida, in una società retta da regole assolute e rigidissime (che arrivavano all'eugenetica ante litteram, visto che i bambini deboli, malati o deformi venivano uccisi).

Io gli Spartani li ho sempre considerati dei barbari. Un buco nero di fanatici in una Grecia illuminata  che altrove produceva dibattito, filosofia, cultura, arte, rispetto dell'uomo, diritto.

Evidentemente semplifico, sia su Sparta che sul resto della Grecia di quei tempi. Ciononostante mi ha colpito che una persona così lucida come Saviano si sia lasciato affascinare dai superficiali personaggi di un (seppur splendido) fumetto/film epico da ragazzini creato da un Frank Miller che significa Batman, Daredevil, l'Uomo Ragno, Hulk...: il mondo chiaramente e semplicemente diviso in buoni e cattivi. Atteggiamento che Miller ha confermato anche nella vita reale, con i commenti sull'impero dei buoni che avrebbe dovuto essere più duro con i cattivi selvaggi di Al Quaeda.

Mi sono piaciuti molto sia il fumetto che il film, ma non ho dimenticato di cosa si trattasse ed ammetto di non aver simpatizzato per i 'buoni' di Leonida nei confronti dei quali ho invece provato un certo disprezzo.
Ad esempio: quando il comandante degli Arcadi si sorprende che Sparta abbia mandato solo 300 soldati, Leonida chiede ad alcuni Arcadi quali siano i loro mestieri, ottenendo come risposta mestieri normali: carpentiere, pescatore... Poi lo chiede ai suoi che gli rispondono tutti levando le armi. Così Leonida può rispondere al comandante degli Arcadi di avere portato più soldati di lui.
La scena è splendida, epica ed eroica, ma trasmette l'infantile e frequente disprezzo dei militari nei confronti della società che li sostiene, finanzia, che loro devono difendere e che dà loro ragione di essere. Il disprezzo del bullo nei confronti di chi è meglio di lui.
Che lo faccia un fumetto lo capisco. Che lo ammiri Saviano, no.

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