Tanto per chiarire / Just to make it clear


Tanto per chiarire / Just to make it clear

Più che un blog questo è un diario di appunti, dove spesso mi segno e rilancio articoli ed opinion interessanti trovate in giro per la rete.

Cerco sempre di citare e linkare correttamente la fonte originale. Se comunque trovaste roba vostra che volete che tolga o corregga, vi prego di segnalarmelo a Stef@cutillo.eu
This is a notebook -not really a blog- where I often relaunch interesting stuff I find roaming on the net.
I always try to link correctly the original sources. If anyway you find your stuff and want me to remove or correct it, please let me know at Stef@cutillo.eu


Questo blog, ovviamente, non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità e con molta poca coerenza. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 e seguenti.
This is just a silly legal note to state that this (SURPRISE! SURPRISE!)
is not a newspaper or a news publication whatsoever.

domenica 11 gennaio 2015

About terrorists, fascists, what is sacred and the freedom of speech

Ok. I'll say it out loud and then stop. I'm fed up!
I see nothing sacred in any religion,but freedom of speech IS sacred to me.
If you say "screw freedom of speech" in any form, I won't come to  kill you (because I respect your right to free speech), but you will certainly lose my respect!

Why?

Because when you say that some things shouldn't be allowed to be said you are taking sides aside the terrorists of Paris, trying to silence people who are defending your right to express any nonsense you might want to say and are ready to put their lives in the line of mire to defend that right of yours.

The three jerks in Paris made a huge favour to fascists of all sorts, from Front National, to Al Qaeda and the Islamic State;  from the racists and xenophobic movements raising all over Europe to the most radical fringes in Israel.

All these jerks are yelling but none of them is listening.
How many among those calling for "all Muslims to condemn the attacks" realised that even a non-moderate like Hezbollah's leader Nasrallah already did condemn the attacks without the need of anyone pushing him to do so?

The way I see it, Marie Le Pen, Anders Breivnik and the self proclaimed Calif of ISIL are on the same side.

I am on the side of the ones who remember that our ancestors built a world (or at least a region) of human rights and personal freedom thanks to free press, free speech and free satirical comments which cannot be respectful, since their purpose is to question what others want to be unquestionable.

Questioning. Not forbidding!

So yes: freedom of speech (and of satirical speech) is sacred to me.
And if you say "Screw freedom of speech. It should respect religious feelings" I won't come kill you, but you can screw yourself!

Are you offended? Well. I'm fed up with people who think they have the exclusive right of offending others' principles! 

venerdì 9 gennaio 2015

Una generazione privata della lotta / A generation deprived of the struggle

Non mi ha sorpreso l'attacco a Charlie Hebdo.
Non avrei saputo dire né dove, né quando, né chi (né tantomeno in che Paese) ma il ritorno al terrorismo -strutturato o meno- in Europa lo preconizzavo da tempo.

Parlo di terrorismo vero, in stile Brigate Rosse, RAF o Action Directe; non dell'etichetta usata dalla propaganda americana per non applicare la Convenzione di Ginevra ai propri nemici.

Questa è una generazione privata della lotta.  Addirittura del diritto al dissenso, nel senso che puoi dissentire quanto vuoi, tanto non frega niente a nessuno.

E non ci sono più riferimenti alternativi, di contrasto. 
Non c'è più l'Unione Sovietica. Non si può più credere nella bontà del capitalismo.
I "buoni" si sono dimostrati più bestie dei "cattivi".

E tutto questo senza che la "pacificazione ideologica" abbia portato ad un mondo realmente migliore per tutti (e percepito come tale).
Leggevo l'altro giorno un commento che chiudeva: "Tutto quello che temevamo del comunismo (impoverimento, ingiustizia, moralismo, censura...) lo stiamo subendo con il capitalismo.

Ci sono fior di ragioni per la rabbia giovanile e nessuna valvola di sfogo. Nessuna ideologia dietro la quale sviluppare pensiero critico, attivismo, controcultura...

Nulla suscita più rispetto (e qui parlo di percezione. Non solo di sostanza): il cristianesimo è un troiaio di ladri pervertiti; chi fa volontariato viene trattato come uno stronzetto viziato che si va a cercare guai; i politici sono tutti ladri e non c'è differenza tra destra e sinistra, ma poi i movimenti populisti che ottengono vittorie elettorali si dimostrano incompetenti, stupidi e spesso arrivisti e avidi quanto quelli che criticavano; il sogno dell'unità europea è affondato in un liquame di burocrazia, malversazioni e rigidità amministrative e gestionali, lontanissime dal comune sentire della gente, mentre tornano in auge i nazionalismi più beceri; la fine della Guerra Fredda che doveva portare alla pacificazione mondiale ci ha invece precipitati in una situazione di conflitto permanente più o meno dichiarato; gli "amici della democrazia" erano in realtà dittatori sanguinari, ma chi li ha abbattuti si è rivelato peggiore di loro: fanatici intolleranti medioevali ...

Non c'è rimasto nulla in cui credere, per cui impegnarsi...

Un giovane difficilmente vede alternative praticabili al nichilismo consumista, che spesso non può neanche più permettersi, perché il capitalismo che prometteva benessere per tutti ha arricchito solo alcuni sulle spalle di tutti gli altri e sta lasciando generazioni intere senza lavoro, né prospettive. Più poveri dei propri genitori, sia in termini di potere d'acquisto che di crescita personale e professionale.

In una situazione del genere, in cui sempre più i giovani vengono impoveriti ed umiliati da una comunicazione che gli sbatte in faccia ciò che non hanno e non avranno mai, ero sorpreso che le frustrazioni non esplodessero in violenze di piazza e terrorismo (in realtà ce n'è eccome in tutto l'Occidente, ma resta a bassa intensità e se ne parla intenzionalmente poco, tranne quando sfocia in massacri come quello di Utoya, in Norvegia).

Ci sono poi i figli degli immigrati. Europei di nascita e di formazione, ma mai realmente riconosciuti come tali. Obbligati a cercarsi un'identità nel passato dei propri antenati.

Insomma. Non mi sorprende affatto che il richiamo della guerra santa di AlQaeda o dell'ISIS/ISIL/IS/Califfato attiri tanti giovani occidentali. E non solo di origine araba/islamica.
È l'unica battaglia a disposizione! L'unica che si presenti come giusta. Radicale. Senza sfumature! L'unica per la quale un giovane possa battersi con ferocia cieca, senza farsi ammorbidire le ginocchia da dubbi e distinguo. L'unica dove un giovane annoiato possa cercare l'ebbrezza della lotta. Dove un altro possa trovare riscatto dalle umiliazioni.

I giovani hanno bisogno di battaglie giuste.
I movimenti antiglobal avrebbero potuto esserlo. Così anche le battaglie ecologiste ed, ultimamente, la rivolta dei whistleblowers, le "gole profonde" di Wikileaks.
Tutte rivolte che, però, sono state schiacciate o istituzionalizzate. Comunque insufficienti a convogliare sentimenti davvero bellicosi. E destinate ad ottenere ben pochi risultati immediati e visibili.
Non possono bastare ad un giovane che ha voglia di rivoltare il mondo per renderlo migliore. Non nell'era del "tutto e subito".

giovedì 18 dicembre 2014

Quando torno in Italia

http://diecimila.me/2014/12/18/tornare-a-casa-quando-vivi-allestero/

Tornare a casa, quando vivi all’estero.

Vivi all’estero da tempo
quando tornato nella tua città natale,
ti siedi per prendere un caffé
e il cameriere ti fa: “Però, parli bene italiano”.
“È che ho fatto 28 anni di erasmus a Roma.”

Le 10 cose che ti capitano quando vivi all’estero e torni in Italia per qualche giorno: 

1. Vai al primo bar per prenderti un caffè e, mentre lo stai ordinando, ti accorgi che ormai parli un italiano a metà tra Don Lurio, Dan Peterson e una Unit Five da libro d’inglese e peggio ancora, ordini “un espresso”, come se non fosse già implicito nella parola “caffè”. Il barista allora capisce che sei un turista e ti rifila una purga peggio di quello che bevi ad Aberdeen, in Scozia, tutti i giorni da 5 anni. 

2. Cammini per strada e realizzi che tutti quanti parlano la tua stessa lingua. Ti siedi al tavolinetto di un bar e quelli accanto a te parlano italiano, e tu li capisci senza doverti sforzare, e loro capiscono te e sanno che non scopi da 21 mesi, perché prima, al telefono, credevi ancora di stare a Minneapolis. 

3. Hai deciso che in Italia il tempo è sempre bello, pure se vivi in Brasile e così, che sia inverno con la neve o estate con 40 gradi, proporrai sempre a tutti di sedersi fuori a bere, dove sfoggerai magliettine corte e occhiali da sole. Guardando verso il cielo sorriderai indistintamente al sole di gennaio (un puntino bianco che ricorda più il neon di un carcere di massima sicurezza) o a quello di agosto (una palla di fuoco portatrice di morte), sorseggiando birra ghiacciata. 

4. Nonostante tu sia stato via più di 10 anni, sei convinto che tutte le tue vecchie (trombo)amiche, i tuoi vecchi amici, i compagni dell’Università e il 90% dei parenti sia ancora interessato a te e a quello che hai fatto fuori dall’Italia. Li andrai a trovare convinto di raccontare loro cosa succede nel mondo, per scoprire 20 minuti dopo che a) non gliene frega un cazzo, b) non gliene frega realmente un cazzo e c) e sti cazzi non ce li metti? E poi c’è Internet e ne sapranno già più di te. 

5. Ti sei fatto la convinzione che ogni angolo della tua città sia stato raggiunto dal WiFi gratuito, tipo Stoccolma, quando è già tanto che ci siano acqua corrente ed elettricità. 

5b. Scoprirai che neanche casa dei tuoi ha una linea Internet e sarai costretto a pietire un vecchio modem a 56k dal vicino di tua madre, un signore di 64 anni in libertà vigilata, per soli 100 euro al giorno. 

6. Hai deciso di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici (o nei casi più estremi la bicicletta) perché ti sei convinto che sia possibile farlo ovunque nel mondo. Vivi a 30 km dal centro, ma tiri fuori la tua vecchia graziella blu ruggine e, sorridendo, a testa alta, pedali per la città rischiando di morire a ogni incrocio, mentre la gente ti guarda inorridita e con sospetto. In alternativa, decidi di andare a piedi che tanto sono appena 12 km da casa tua a Trastevere, una roba che prima non avresti fatto neanche per la figa. 

7. Cammini per strada sempre con la borsa aperta, lasci giacca, portafoglio e cellulare sul tavolino del bar per andare in bagno, dai pure la mancia alla cassiera della Coop, così, disinvolto come un danese a Copenaghen. E poi i famosi 5 euro a quello che son 20 anni che ha finito la benzina e deve tornare al lavoro o il principale lo licenzia, passaggi agli sconosciuti, saluti tutti quelli che incontri, chiedi scusa, lasci la precedenza agli incroci, timbri il biglietto dell’autobus, fai fare telefonate ai passanti che ti chiedono un minuto il cellulare, non scappi davanti alla polizia e, se sei una ragazza, non ti fai neanche più problemi a fare un pompino al bagno a un tizio carino con cui ci hai chiacchierato appena 5 minuti, mentre eri in fila alle poste. 

8. Tra le 48 e le 72 ore litighi con tutta la tua famiglia nonostante ti eri ripromesso che questa volta no, non sarebbe accaduto. 

9. Tutti quelli che incontri, indipendentemente dal fatto che tu viva in Scozia, Portogallo o Cina, ti diranno sempre, tutti: “Eh, chissà come parli bene inglese (o portoghese o cinese)”. Se sei uomo ti chiederanno pure come sono le scozzesi (o le portoghesi o le cinesi), convinti che tu stia scopando come Rocco Siffredi durante un porno, quando al massimo sei riuscito, in 9 mesi, a farti una scopatina triste con l’unica altra italiana, cesso, venuta a trovare la sua unica amica erasmus. 

10. A giro, tutti i tuoi amici ti dicono: “Certo che da quelle parti bevono una cifra”, indipendentemente dal fatto che tu viva in Inghilterra, in Guadalupe o in un campus di Talebani in mezzo al deserto dell’Iran. Se poi vieni dagli Stati Uniti, ti chiederanno pure se la Coca-Cola è diversa. Se sei in Irlanda sarà la Guinness. Se sei finito a Bangkok, invece, ti chiederanno di riportargli l’iPhone 9, perché in Asia i prodotti tecnologici, si sa, escono sempre prima.
Infine, dandoti una pacca sulla spalla, con aria di chi la sa lunga nonostante viva ancora con i genitori, ti saluteranno con un “Eh, hai fatto bene ad andartene, qua è tutto un casino”. E tu sospirerai, annuendo con la testa. E mentre vai a prendere l’unico autobus notturno, quello che fa il giro San Basilio-Termini-Battisti-Sarajevo (la città)-casa tua, pensi tra te e te “mai più”.
È per questo che si fa passare sempre più tempo tra una visita e l’altra.

domenica 30 novembre 2014

giovedì 23 ottobre 2014

Dienstbereit - Nazis & Faschisten im Auftrag der CIA (arte Dokumentation)

An interesting documentary tracing the recruitment of fascists and nazis by the CIA after the end of the Second World War (In German)