Tanto per chiarire / Just to make it clear


Tanto per chiarire / Just to make it clear

Più che un blog questo è un diario di appunti, dove spesso mi segno e rilancio articoli ed opinion interessanti trovate in giro per la rete.

Cerco sempre di citare e linkare correttamente la fonte originale. Se comunque trovaste roba vostra che volete che tolga o corregga, vi prego di segnalarmelo a Stef@cutillo.eu
This is a notebook -not really a blog- where I often relaunch interesting stuff I find roaming on the net.
I always try to link correctly the original sources. If anyway you find your stuff and want me to remove or correct it, please let me know at Stef@cutillo.eu


Questo blog, ovviamente, non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità e con molta poca coerenza. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 e seguenti.
This is just a silly legal note to state that this (SURPRISE! SURPRISE!)
is not a newspaper or a news publication whatsoever.

giovedì 18 dicembre 2014

Quando torno in Italia

http://diecimila.me/2014/12/18/tornare-a-casa-quando-vivi-allestero/

Tornare a casa, quando vivi all’estero.

Vivi all’estero da tempo
quando tornato nella tua città natale,
ti siedi per prendere un caffé
e il cameriere ti fa: “Però, parli bene italiano”.
“È che ho fatto 28 anni di erasmus a Roma.”

Le 10 cose che ti capitano quando vivi all’estero e torni in Italia per qualche giorno: 

1. Vai al primo bar per prenderti un caffè e, mentre lo stai ordinando, ti accorgi che ormai parli un italiano a metà tra Don Lurio, Dan Peterson e una Unit Five da libro d’inglese e peggio ancora, ordini “un espresso”, come se non fosse già implicito nella parola “caffè”. Il barista allora capisce che sei un turista e ti rifila una purga peggio di quello che bevi ad Aberdeen, in Scozia, tutti i giorni da 5 anni. 

2. Cammini per strada e realizzi che tutti quanti parlano la tua stessa lingua. Ti siedi al tavolinetto di un bar e quelli accanto a te parlano italiano, e tu li capisci senza doverti sforzare, e loro capiscono te e sanno che non scopi da 21 mesi, perché prima, al telefono, credevi ancora di stare a Minneapolis. 

3. Hai deciso che in Italia il tempo è sempre bello, pure se vivi in Brasile e così, che sia inverno con la neve o estate con 40 gradi, proporrai sempre a tutti di sedersi fuori a bere, dove sfoggerai magliettine corte e occhiali da sole. Guardando verso il cielo sorriderai indistintamente al sole di gennaio (un puntino bianco che ricorda più il neon di un carcere di massima sicurezza) o a quello di agosto (una palla di fuoco portatrice di morte), sorseggiando birra ghiacciata. 

4. Nonostante tu sia stato via più di 10 anni, sei convinto che tutte le tue vecchie (trombo)amiche, i tuoi vecchi amici, i compagni dell’Università e il 90% dei parenti sia ancora interessato a te e a quello che hai fatto fuori dall’Italia. Li andrai a trovare convinto di raccontare loro cosa succede nel mondo, per scoprire 20 minuti dopo che a) non gliene frega un cazzo, b) non gliene frega realmente un cazzo e c) e sti cazzi non ce li metti? E poi c’è Internet e ne sapranno già più di te. 

5. Ti sei fatto la convinzione che ogni angolo della tua città sia stato raggiunto dal WiFi gratuito, tipo Stoccolma, quando è già tanto che ci siano acqua corrente ed elettricità. 

5b. Scoprirai che neanche casa dei tuoi ha una linea Internet e sarai costretto a pietire un vecchio modem a 56k dal vicino di tua madre, un signore di 64 anni in libertà vigilata, per soli 100 euro al giorno. 

6. Hai deciso di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici (o nei casi più estremi la bicicletta) perché ti sei convinto che sia possibile farlo ovunque nel mondo. Vivi a 30 km dal centro, ma tiri fuori la tua vecchia graziella blu ruggine e, sorridendo, a testa alta, pedali per la città rischiando di morire a ogni incrocio, mentre la gente ti guarda inorridita e con sospetto. In alternativa, decidi di andare a piedi che tanto sono appena 12 km da casa tua a Trastevere, una roba che prima non avresti fatto neanche per la figa. 

7. Cammini per strada sempre con la borsa aperta, lasci giacca, portafoglio e cellulare sul tavolino del bar per andare in bagno, dai pure la mancia alla cassiera della Coop, così, disinvolto come un danese a Copenaghen. E poi i famosi 5 euro a quello che son 20 anni che ha finito la benzina e deve tornare al lavoro o il principale lo licenzia, passaggi agli sconosciuti, saluti tutti quelli che incontri, chiedi scusa, lasci la precedenza agli incroci, timbri il biglietto dell’autobus, fai fare telefonate ai passanti che ti chiedono un minuto il cellulare, non scappi davanti alla polizia e, se sei una ragazza, non ti fai neanche più problemi a fare un pompino al bagno a un tizio carino con cui ci hai chiacchierato appena 5 minuti, mentre eri in fila alle poste. 

8. Tra le 48 e le 72 ore litighi con tutta la tua famiglia nonostante ti eri ripromesso che questa volta no, non sarebbe accaduto. 

9. Tutti quelli che incontri, indipendentemente dal fatto che tu viva in Scozia, Portogallo o Cina, ti diranno sempre, tutti: “Eh, chissà come parli bene inglese (o portoghese o cinese)”. Se sei uomo ti chiederanno pure come sono le scozzesi (o le portoghesi o le cinesi), convinti che tu stia scopando come Rocco Siffredi durante un porno, quando al massimo sei riuscito, in 9 mesi, a farti una scopatina triste con l’unica altra italiana, cesso, venuta a trovare la sua unica amica erasmus. 

10. A giro, tutti i tuoi amici ti dicono: “Certo che da quelle parti bevono una cifra”, indipendentemente dal fatto che tu viva in Inghilterra, in Guadalupe o in un campus di Talebani in mezzo al deserto dell’Iran. Se poi vieni dagli Stati Uniti, ti chiederanno pure se la Coca-Cola è diversa. Se sei in Irlanda sarà la Guinness. Se sei finito a Bangkok, invece, ti chiederanno di riportargli l’iPhone 9, perché in Asia i prodotti tecnologici, si sa, escono sempre prima.
Infine, dandoti una pacca sulla spalla, con aria di chi la sa lunga nonostante viva ancora con i genitori, ti saluteranno con un “Eh, hai fatto bene ad andartene, qua è tutto un casino”. E tu sospirerai, annuendo con la testa. E mentre vai a prendere l’unico autobus notturno, quello che fa il giro San Basilio-Termini-Battisti-Sarajevo (la città)-casa tua, pensi tra te e te “mai più”.
È per questo che si fa passare sempre più tempo tra una visita e l’altra.

domenica 30 novembre 2014

giovedì 23 ottobre 2014

Dienstbereit - Nazis & Faschisten im Auftrag der CIA (arte Dokumentation)

An interesting documentary tracing the recruitment of fascists and nazis by the CIA after the end of the Second World War (In German)

martedì 30 settembre 2014

Neoliberalism and psychopaths

http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/sep/29/neoliberalism-economic-system-ethics-personality-psychopathicsthic

Neoliberalism has brought out the worst in us
Paul Verhaeghe

An economic system that rewards psychopathic personality traits has changed our ethics and our personalities

 'We are forever told that we are freer to choose the course of our lives than ever before, but the freedom to choose outside the success narrative is limited.' Photograph: Lefteris Pitarakis/AP

Monday 29 September 2014 09.00 BST

We tend to perceive our identities as stable and largely separate from outside forces. But over decades of research and therapeutic practice, I have become convinced that economic change is having a profound effect not only on our values but also on our personalities. Thirty years of neoliberalism, free-market forces and privatisation have taken their toll, as relentless pressure to achieve has become normative. If you’re reading this sceptically, I put this simple statement to you: meritocratic neoliberalism favours certain personality traits and penalises others.

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There are certain ideal characteristics needed to make a career today. The first is articulateness, the aim being to win over as many people as possible. Contact can be superficial, but since this applies to most human interaction nowadays, this won’t really be noticed.

It’s important to be able to talk up your own capacities as much as you can – you know a lot of people, you’ve got plenty of experience under your belt and you recently completed a major project. Later, people will find out that this was mostly hot air, but the fact that they were initially fooled is down to another personality trait: you can lie convincingly and feel little guilt. That’s why you never take responsibility for your own behaviour.

On top of all this, you are flexible and impulsive, always on the lookout for new stimuli and challenges. In practice, this leads to risky behaviour, but never mind, it won’t be you who has to pick up the pieces. The source of inspiration for this list? The psychopathy checklist by Robert Hare, the best-known specialist on psychopathy today.

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This description is, of course, a caricature taken to extremes. Nevertheless, the financial crisis illustrated at a macro-social level (for example, in the conflicts between eurozone countries) what a neoliberal meritocracy does to people. Solidarity becomes an expensive luxury and makes way for temporary alliances, the main preoccupation always being to extract more profit from the situation than your competition. Social ties with colleagues weaken, as does emotional commitment to the enterprise or organisation.

Bullying used to be confined to schools; now it is a common feature of the workplace. This is a typical symptom of the impotent venting their frustration on the weak – in psychology it’s known as displaced aggression. There is a buried sense of fear, ranging from performance anxiety to a broader social fear of the threatening other.

Constant evaluations at work cause a decline in autonomy and a growing dependence on external, often shifting, norms. This results in what the sociologist Richard Sennett has aptly described as the “infantilisation of the workers”. Adults display childish outbursts of temper and are jealous about trivialities (“She got a new office chair and I didn’t”), tell white lies, resort to deceit, delight in the downfall of others and cherish petty feelings of revenge. This is the consequence of a system that prevents people from thinking independently and that fails to treat employees as adults.

More important, though, is the serious damage to people’s self-respect. Self-respect largely depends on the recognition that we receive from the other, as thinkers fromHegel to Lacan have shown. Sennett comes to a similar conclusion when he sees the main question for employees these days as being “Who needs me?” For a growing group of people, the answer is: no one.

Our society constantly proclaims that anyone can make it if they just try hard enough, all the while reinforcing privilege and putting increasing pressure on its overstretched and exhausted citizens. An increasing number of people fail, feeling humiliated, guilty and ashamed. We are forever told that we are freer to choose the course of our lives than ever before, but the freedom to choose outside the success narrative is limited. Furthermore, those who fail are deemed to be losers or scroungers, taking advantage of our social security system.

A neoliberal meritocracy would have us believe that success depends on individual effort and talents, meaning responsibility lies entirely with the individual and authorities should give people as much freedom as possible to achieve this goal. For those who believe in the fairytale of unrestricted choice, self-government and self-management are the pre-eminent political messages, especially if they appear to promise freedom. Along with the idea of the perfectible individual, the freedom we perceive ourselves as having in the west is the greatest untruth of this day and age.

The sociologist Zygmunt Bauman neatly summarised the paradox of our era as: “Never have we been so free. Never have we felt so powerless.” We are indeed freer than before, in the sense that we can criticise religion, take advantage of the new laissez-faire attitude to sex and support any political movement we like. We can do all these things because they no longer have any significance – freedom of this kind is prompted by indifference. Yet, on the other hand, our daily lives have become a constant battle against a bureaucracy that would make Kafka weak at the knees. There are regulations about everything, from the salt content of bread to urban poultry-keeping.

Our presumed freedom is tied to one central condition: we must be successful – that is, “make” something of ourselves. You don’t need to look far for examples. A highly skilled individual who puts parenting before their career comes in for criticism. A person with a good job who turns down a promotion to invest more time in other things is seen as crazy – unless those other things ensure success. A young woman who wants to become a primary school teacher is told by her parents that she should start off by getting a master’s degree in economics – a primary school teacher, whatever can she be thinking of?

There are constant laments about the so-called loss of norms and values in our culture. Yet our norms and values make up an integral and essential part of our identity. So they cannot be lost, only changed. And that is precisely what has happened: a changed economy reflects changed ethics and brings about changed identity. The current economic system is bringing out the worst in us.

venerdì 15 agosto 2014

Le Osterie

Osteria numero zero
vedo un prete tutto nero
che con mille contorsioni
suona il piano coi coglioni.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero uno
al casino non c'è' nessuno
ci sono solo preti e frati
che si inculano beati.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero due
le mie gambe fra le tue
le tue gambe fra le mie 
fanno mille porcherie.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero tre
la Peppina fa il caffè
fa il caffè una volta al mese
con le pezze del marchese.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero quattro
la Peppina ha rotto il piatto
per non farlo più vedere
se lo ficca nel sedere.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero quattro
la marchesa aveva un gatto
con la coda del felino
si faceva un ditalino.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero cinque
c'è chi perde e c'è chi vince
ma chi perde caso strano
se lo trova dentro l'ano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero sei
è il casino degli ebrei
ma gli ebrei son sporcaccioni
ficcan dentro anche i coglioni.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero sette
il salame piace a fette
ma alle donne caso strano
il salame piace sano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero otto
la marchesa fa il risotto
fa il risotto ben condito
con lo sperma del marito.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero otto
cazzo in mano e culo rotto
culo rotto e cazzo in mano
pe' 'nculasse 'r Vaticano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero nove
il mio cazzo fa le prove
fa le prove contro il muro
per vedere quanto è duro.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero nove
la marchesa fa le prove
fa le prove col prosciutto
per veder se c'entra tutto.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero dieci
se hai fame mangia i ceci
per la fica e per il culo
troverai sempre un padulo.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero dieci
il sacrestano fa le veci
fa le veci al cappellano
e lo prende dentro l'ano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero venti
se la fica avesse i denti
quanti cazzi all'ospedale
quante fiche in tribunale.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero trenta
chi ha il culo non si penta
oggigiorno caso strano
va di moda il deretano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero cento
se la fica andasse a vento
quanti cazzi in alto mare
si vedrebber navigare.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero cento
più tu spingi più va dentro
ma se spingi oltremisura
poi ti nasce una creatura.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero cento
il mio cazzo è di cemento
di cemento bene armato
quando è dentro fa il selciato.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero mille
il mio cazzo fa scintille
fa scintille sulla legna
figuriamoci sulla fregna.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero mille
il mio cazzo fa scintille
fa scintille nella notte
per veder le dotte biotte.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria numero enne
il mio cazzo ci ha le antenne
quando inculo il sagrestano
sento radio Vaticano.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del cimitero
è successo un fatto vero
due cadaveri putrefatti
si inculavano come matti.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del Vaticano
è successo un fatto strano
c'era il Papa con gli occhiali
che inculava i cardinali.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del Vaticano
Ce sta er Papa cor cazzo in mano
Grida a tutti "Porco Ddio"
Qua la fica la voglio anch'io.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria dell'antinferno
s'è incazzato il padreterno
perche' il suo divin figliolo
è tornato con lo scolo.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del Paradiso
c'era Dante co' 'n sorriso.
Beatrice, la sua donna,
gli è tornata senza gonna.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del Paradiso
è successo un fatto inviso
Gesù cristo coi cerchietti
s'enculava l'angioletti.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria dove si spera
anche Petrarca aspetta e spera
donna Laura, sua moglie
gli è tornata con le doglie.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria della stratosfera
si è scoperto cosa c'era
nello Sputnik la cagnetta
si sparava una pugnetta.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria dell'invertito
qui non metto proprio il dito
non vorrei che il suo strumento
mi mirasse proprio al centro.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria della mignotta
non vogliamo una bigotta
la vogliamo emancipata
e per giunta già sbiottata.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria della Minerva
tutta casta si conserva
ma col giallo, il blu e il rosso
fan casino a più non posso.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del vescovado
là di certo non ci vado
non è posto da goliarda
perché manca la bernarda.
Dammela a me, biondina!
Dammela a me, bionda!

Osteria del Gallo d'Oro
è uno stronzo chi fa il coro.


Osteria del Gallo Fritto
è uno stronzo chi sta zitto.